Mosso dal desiderio di garantire una circolazione internazionale alla fama delle sue imprese, Giuseppe Garibaldi consegnò copia della propria autobiografia a quattro amici di diversa nazionalità (l'americano Theodore Dwight, l'italiano Francesco Carrano, il francese Alexandre Dumas e la tedesca Marie Espérance von Schwartz). Ciascuno di questi la riscrisse o tradusse liberamente, a seconda dei propri rapporti con il Generale: ne derivarono quattro ritratti molto diversi dell'eroe dei due mondi, a cui si devono sommare quelli che emergono dalle successive versioni autografe delle Memorie. Un'analisi comparata delle varie redazioni giunte fino a noi, la prima fino ad oggi mai proposta, aiuta a dimostrare che Garibaldi fu il principale autore e promotore di se stesso e chiarisce le dinamiche parallele e concomitanti, popolari non meno che intellettuali, che hanno contribuito alla fondazione del mito garibaldino.
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