Escatologia consolatoria e rappresentazione del self in Sen. epist. 77, 11-13; 19-20. Quomodo fabula, sic uita
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Nein
Erscheinungsdatum
13.01.2021
Verlag
GRINSeitenzahl
55 (Printausgabe)
Dateigröße
889 KB
Auflage
1. Auflage
Sprache
Italienisch
EAN
9783346327734
Bachelor Thesis from the year 2015 in the subject Latin philology - Literature, grade: 110/110 cum laude, University of Bologna, language: Italian, abstract: Il presente lavoro ha lo scopo di proporre un possibile saggio d'indagine su uno degli aspetti fondamentali del pensiero filosofico senecano: la ricerca meditativa e la rappresentazione letteraria del self, dell'interiorità, oggetto di recente interesse da parte della critica letteraria. Lo studio parte dall'analisi, condotta da un punto di vista stilistico, linguistico e contenutistico, dei
11-13 e
19-20 dell'epist. 77. Qui l'impostazione consolatoria della lettera filosofica permette a Seneca l'elaborazione di un'escatologia che, benché non sistematica, secondo l'uso del Cordovese, mira a demistificare il metus mortis, servendosi dell'indefinita figura di un proficiens imperitus restio a mettere in pratica gli insegnamenti del maestro . Il ragionamento prende le mosse dal racconto di un episodio esemplare: il suicidio del giovane Marcellino, che ha posto fine alla propria vita per scampare ad una penosa malattia. L'exemplum diviene, dunque, lo spunto ideale per condurre una vera e propria consolatio (retorica e filosofica) che, tuttavia, tolto quello immediato (Lucilio) manca di un destinatario ben individuato. Il focus non è tanto sulla morte (volontaria) del giovanetto quanto una più generale tanatologia che sembra avere un intento quasi terapeutico, con il monito continuo a vivere il presente.
L'immancabile afflato stoico che permea la lettera, attinto dal caro schema della d¿at¿¿ss¿ stoico-cinica, lega inscindibilmente il destino individuale all'anima mundi universale, secondo un ¿¿¿¿¿ provvidenziale. Il tutto porta, ad un livello etico, ad una riconsiderazione della morte, vista come necessità ineluttabile ma, al contempo, ennesima prova di stoica fermezza ed adempimento al munus. In un'ottica di tal fatta, dal sapore quasi 'esistenzialista', la morte viene considerata momento fondamentale della vita, in quanto conferisce senso all'intera esistenza che si è vissuta, sigillandola sotto il segno della sapientia. La vita, per dirsi veramente plena, deve essere suggellata da una degna conclusione, proprio come avviene con le rappresentazioni teatrali. ¿ qui, in chiusura dell'epistola, che si inserisce l'ultima potente resa letteraria del self , il cui spazio è paragonato a quello di un palcoscenico. Rendendo saldo il binomio vita-arte, oltre a concretizzare l'immagine dell'interiorità, Seneca realizza una delle operazioni più 'meta- letterarie' del suo corpus e non.
11-13 e
19-20 dell'epist. 77. Qui l'impostazione consolatoria della lettera filosofica permette a Seneca l'elaborazione di un'escatologia che, benché non sistematica, secondo l'uso del Cordovese, mira a demistificare il metus mortis, servendosi dell'indefinita figura di un proficiens imperitus restio a mettere in pratica gli insegnamenti del maestro . Il ragionamento prende le mosse dal racconto di un episodio esemplare: il suicidio del giovane Marcellino, che ha posto fine alla propria vita per scampare ad una penosa malattia. L'exemplum diviene, dunque, lo spunto ideale per condurre una vera e propria consolatio (retorica e filosofica) che, tuttavia, tolto quello immediato (Lucilio) manca di un destinatario ben individuato. Il focus non è tanto sulla morte (volontaria) del giovanetto quanto una più generale tanatologia che sembra avere un intento quasi terapeutico, con il monito continuo a vivere il presente.
L'immancabile afflato stoico che permea la lettera, attinto dal caro schema della d¿at¿¿ss¿ stoico-cinica, lega inscindibilmente il destino individuale all'anima mundi universale, secondo un ¿¿¿¿¿ provvidenziale. Il tutto porta, ad un livello etico, ad una riconsiderazione della morte, vista come necessità ineluttabile ma, al contempo, ennesima prova di stoica fermezza ed adempimento al munus. In un'ottica di tal fatta, dal sapore quasi 'esistenzialista', la morte viene considerata momento fondamentale della vita, in quanto conferisce senso all'intera esistenza che si è vissuta, sigillandola sotto il segno della sapientia. La vita, per dirsi veramente plena, deve essere suggellata da una degna conclusione, proprio come avviene con le rappresentazioni teatrali. ¿ qui, in chiusura dell'epistola, che si inserisce l'ultima potente resa letteraria del self , il cui spazio è paragonato a quello di un palcoscenico. Rendendo saldo il binomio vita-arte, oltre a concretizzare l'immagine dell'interiorità, Seneca realizza una delle operazioni più 'meta- letterarie' del suo corpus e non.
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